CANNABIS, CANNABINOIDI E CORPO UMANO

Il corpo umano possiede un sistema specializzato chiamato sistema endocannabinoide (ECS) che è coinvolto nella regolazione di una varietà di funzioni che includono sonno, appetito, dolore e sistema immunitario.

Gli endocannabinoidi sono neurotrasmettitori prodotti dal nostro corpo che si legano a recettori presenti nel sistema nervoso e in altre parti del corpo regolandone le funzioni.

Come studi scientifici dimostrano, i cannabinoidi presenti nella cannabis, in particolar modo THC e CBD, quando assunti mimano le funzioni degli endocannabinoidi che noi stessi produciamo e possono generare una serie di effetti positivi per la salute e il benessere della persona a breve, medio e lungo termine.

Gli estratti full spectrum rappresentano con ogni probabilità il modo più semplice e pratico per assimilare queste sostanze in quanto sono in forma liquida, facili da dosare goccia per goccia, e agiscono ancor più velocemente quando assunti sotto la lingua e lasciati assorbire per 2-3 minuti. Oltretutto, rispetto agli estratti “wide spectrum” che utilizzano CBD purificato, i full spectrum contengono l’intero fitocomplesso della canapa che garantisce a parità di concentrazione il doppio dell’efficacia grazie al conclamato “effetto entourage”.

Ulteriore attenzione va rivolta all’olio veicolo utilizzato da quello specifico brand o prodotto e la provenienza, che ne potrebbe alterare caratteristiche organolettiche e velocità di assorbimento. In questo senso l’olio MCT(*), l’olio di semi di canapa, l’olio EVO e pochi altri, se di buona qualità garantiscono efficacia e sicurezza.

L’offerta sul mercato è molto ampia ed è molto importante affidarsi a produttori e rivenditori di cui si goda piena fiducia, e che garantiscano in particolar modo la sicurezza del prodotto e la validità delle concentrazioni dei principi attivi presenti sull’etichetta.

(*) Olio MCT: olio di trigliceridi a media catena inodore e insapore che garantisce il miglior assorbimento possibile dei principi attivi

Proprietà dei cannabinoidi:

-Forte attività antiossidante

-Azione antinfiammatoria

-Azione antidolorifica

-Azione antispastica e rilassante sulla muscolatura

-Azione calmante sul sistema gastrointestinale (coliche, Chron, sindrome del colon irritabile)

-Azione ansiolitica, antidepressiva, antistress, anti PTSD

-Riducono gli affetti collaterali causati da chemioterapie (nausea, vomito, dolore)

-Azione anti acne

-Riduce la pressione sanguigna e previene problemi cardiaci

Nello specifico, le problematiche che sembrano poter giovare maggiormente degli estratti full spectrum sono dolore, ansia, depressione, emicrania, acne, fibromialgia, morbo di Chron, sindrome del colon irritabile, artrite reumatoide, sclerosi multipla, epilessia, Parkinson, Alzheimer, trattamenti chemioterapici.

Alcuni altri studi clinici su esseri umani, animali e in vitro suggeriscono ulteriori potenziali benefici nel trattamento di schizofrenia e altri disturbi mentali riducendo i sintomi psicotici, nella prevenzione del diabete riducendo l’infiammazione, nella prevenzione di alcuni tumori come al seno, alla prostata, al cervello, al colon, e al polmone, e nel trattamento della dipendenza da farmaci e sostanze d’abuso.

Diffidate sempre di chi vi garantisce risultati al 100% perché ciò è falso. La canapa ha moltissime proprietà ma talvolta non riesce a svolgere i suoi effetti benefici. Ogni persona è differente in termini di sesso, età, peso, condizione psicofisica e salute in generale, il che porta a una notevole variabilità interindividuale in termine di efficacia, e la necessità di dover personalizzare i dosaggi a seconda della problematica in questione.

Cotone vs Canapa

Proprietà dei cannabinoidi:

-Forte attività antiossidante

-Azione antinfiammatoria

-Azione antidolorifica

-Azione antispastica e rilassante sulla muscolatura

-Azione calmante sul sistema gastrointestinale (coliche, Chron, sindrome del colon irritabile)

-Azione ansiolitica, antidepressiva, antistress, anti PTSD

-Riducono gli affetti collaterali causati da chemioterapie (nausea, vomito, dolore)

-Azione anti acne

-Riduce la pressione sanguigna e previene problemi cardiaci

Nello specifico, le problematiche che sembrano poter giovare maggiormente degli estratti full spectrum sono dolore, ansia, depressione, emicrania, acne, fibromialgia, morbo di Chron, sindrome del colon irritabile, artrite reumatoide, sclerosi multipla, epilessia, Parkinson, Alzheimer, trattamenti chemioterapici.

Alcuni altri studi clinici su esseri umani, animali e in vitro suggeriscono ulteriori potenziali benefici nel trattamento di schizofrenia e altri disturbi mentali riducendo i sintomi psicotici, nella prevenzione del diabete riducendo l’infiammazione, nella prevenzione di alcuni tumori come al seno, alla prostata, al cervello, al colon, e al polmone, e nel trattamento della dipendenza da farmaci e sostanze d’abuso.

Diffidate sempre di chi vi garantisce risultati al 100% perché ciò è falso. La canapa ha moltissime proprietà ma talvolta non riesce a svolgere i suoi effetti benefici. Ogni persona è differente in termini di sesso, età, peso, condizione psicofisica e salute in generale, il che porta a una notevole variabilità interindividuale in termine di efficacia, e la necessità di dover personalizzare i dosaggi a seconda della problematica in questione.

(*) Olio MCT: olio di trigliceridi a media catena inodore e insapore che garantisce il miglior assorbimento possibile dei principi atti

La storia della Cannabis

La Cannabis (o Canapa, Marijuana) è una pianta caratterizzata da un’eccezionale versatilità ed è conosciuta e utilizzata dall’uomo da migliaia di anni.

I primi reperti risalgono addirittura al neolitico ed erano costituiti da semi fossilizzati ritrovati in Romania. Il più antico manufatto umano invece, un pezzo di stoffa fatto di canapa, viene datato al 8000 a.C. Nel 2700 a.C. invece, l’imperatore della Cina Shen Nung, il padre della medicina cinese, includeva la cannabis nella propria farmacopea. Nel secolo scorso, precisamente negli anni ’30, Henry Ford progettò e costruì la “Hemp Body Car”, un’automobile composta quasi esclusivamente di canapa e alimentata a bioetanolo di canapa (a emissioni ZERO).

In Italia la produzione di canapa da fibra è stata molto diffusa negli ultimi secoli e all’inizio del ‘900 potevamo vantarci di essere il secondo produttore mondiale dopo la Russia in termini di quantità, mentre per quanto concerne la qualità eravamo saldamente al primo posto: nessun paese al mondo produceva canapa migliore di quella italiana.

La storia e la cultura millenaria di questa fantastica pianta hanno conosciuto però una brusca e inaspettata frenata, proprio nel ‘900. Dagli Stati Uniti d’America partì un’ondata di attacchi e una criminalizzazione mirata che aveva come obiettivo la completa eradicazione della cannabis in ogni sua forma e utilizzo. Nell’arco di pochi anni fu innescata e poi protratta per decenni una guerra di delegittimazione totale di questa pianta e di chi ne faceva uso: iniziava l’era del proibizionismo. Passando attraverso i film propaganda come “Reefer Madness” (1936) che associavano direttamente al consumo di cannabis comportamenti terrificanti e scandalosi come violenza estrema, atti omicidi,  promiscuità sessuale e pazzia, si arrivò nel 1937 al primo e vero proprio atto legislativo contro la cannabis: il “Marijuana Tax Act” firmato dall’allora presidente Roosevelt, ma suggerito e caldeggiato da Harry Anslinger, il vero responsabile della nascita e crescita del proibizionismo. Questa legge non vietava espressamente la compravendita e il consumo di cannabis, ma stabiliva una tassazione su ogni transazione che rendeva il commercio della canapa poco praticabile economicamente, aumentando inoltre le pene sulla correlata evasione fiscale che arrivavano fino all’arresto e al pagamento di ingenti somme di denaro. La causa di queste campagne d’odio e oscurantiste non è difficile da capire se si considera il periodo storico ed economico in cui si svilupparono. All’epoca la produzione industriale e la trasformazione degli idrocarburi del petrolio, della carta, e di tutta l’industria farmaceutica stavano vivendo un momento di estremo splendore e di crescita incontrastata, e la cannabis, con tutti i suoi prodotti e sottoprodotti naturali, biocompatibili ed ecosostenibili (seppur queste caratteristiche non fossero considerate ancora in tutta la loro importanza), rappresentava per loro un potenziale grossissimo ostacolo alla loro espansione nel mercato mondiale.

Senza la presenza di alcuna motivazione scientifica e razionale, l’oramai consolidata battaglia contro la cannabis giunse a un nuovo traguardo voluto e firmato nel 1970 dall’allora presidente degli Stati Uniti Nixon: il “Controlled Substance Act”. Questa legge stabilì la creazione di diverse tabelle in cui furono inserite molte sostanze stupefacenti o a rischio d’abuso, sulla base della potenza e della presunta pericolosità delle stesse, conferendo di fatto alla cannabis gli stessi connotati negativi di cocaina, eroina, e di altre pericolose sostanze d’abuso.

Gli U.S.A. furono quindi i pionieri e i fautori di questa nuova politica restrittiva nei confronti della cannabis, e presto moltissimi tra i paesi alleati seguirono le stesse orme, criminalizzandone e combattendone l’uso e il commercio: iniziava quella che l’ONU ha poi ribattezzato a livello mondiale come la famosa “War on Drugs”.

A distanza di alcuni decenni però, nel 2011 le stesse Nazioni Unite stilano un nuovo documento, il “Report Of The Global Commission On Drug Policy”, ovvero il “resoconto della commissione mondiale sulle politiche sulla droga”, che mira ad analizzare punto per punto i risultati della famosa “guerra alla droga” in atto dal 1970. Cercando di riassumere, gli obiettivi primari della War on Drugs (o almeno quelli ufficiali) erano sin dall’inizio il diminuire l’utilizzo della cannabis e dei suoi sottoprodotti, soprattutto tra i giovani, ed estirpare o quantomeno ridurre drasticamente il potere economico delle narco-mafie.

Il risultato finale dell’analisi della commissione è stato severo quanto inconfutabile: viene definito a chiare lettere “un fallimento”. Nonostante le incoraggianti premesse (e promesse), in più di quarant’anni il consumo di cannabis è aumentato in tutto il pianeta e le narco-mafie hanno proliferato e costruito imperi economici giganteschi. Oltre a questo, le perdite economiche per i diversi stati che hanno scelto di combattere questa inutile guerra (si parla di centinaia o migliaia di miliardi di dollari in tutto il mondo) in termini di costi per le campagne militari, la polizia, i tribunali, i giudici, gli avvocati, ma soprattutto l’enorme prezzo pagato in termini di vite umane perdute (sia dei narcotrafficanti, sia dei poliziotti, sia delle vittime casuali innocenti) è stato ed è tuttora devastante: basti pensare al solo Messico dove si registrano più di 20000 casi di uccisioni legate al narcotraffico ogni anno, oppure alla ‘ndrangheta, la più potente ed efferata mafia nel campo del traffico mondiale di stupefacenti che si è radicata in tutti e cinque i continenti diventando il colosso economico che tutti conosciamo.

Dopo più di un secolo di totale disinformazione e oscurantismo nei confronti della cannabis, per fortuna qualcosa si sta muovendo nella giusta direzione. Con lo stimolo della ricerca in ambito scientifico siamo riusciti ad attribuire finalmente le reali proprietà mediche, ricreative, sociali e industriali alla nostra amata pianta.

Con la cannabis si possono prevenire e curare certe malattie, si possono fabbricare i tessuti e le fibre naturali più resistenti al mondo, si possono produrre biocarburanti a emissioni zero, si possono costruire edifici a bassissimo impatto energetico, ignifughi e resistenti alle più svariate condizioni, si possono produrre bioplastiche anche biodegradabili e sempre ecosostenibili, e qualcuno è riuscito a formulare addirittura un polimero adatto all’utilizzo per le stampanti 3-D.

Insomma, nel corso degli ultimi anni abbiamo visto crescere in maniera esponenziale l’attenzione rivolta alla cannabis e a tutti i settori in cui può essere utilizzata in maniera produttiva, conveniente ed ecosostenibile, oltre all’utilizzo ricreativo la cui legalizzazione ha già dimostrato in diversi stati e nazioni essere un auspicabile processo verso la libertà e la dignità delle persone in generale.  

Passo dopo passo, seppure con notevoli sforzi da parte degli attivisti e di tutte quelle persone che se ne sono interessate a diversi livelli, quelle che abbiamo sempre percepito come insormontabili barriere di ignoranza, odio e pregiudizio che hanno contraddistinto il mondo della cannabis e dei suoi utilizzatori, si stanno pian piano sgretolando, lasciandoci intravedere uno spiraglio di luce alla fine del tunnel, che ci fa sperare calorosamente in un futuro più roseo, ma soprattutto più sano, più libero, e più verde.

Non bisogna mai smettere di sognare.

Non bisogna mai smettere di lottare.

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